PROFILO STORICO


Patata (da una voce haitiana) scientifica solanum tuberosum.

Patria d’origine della patata sembra essere, con un buon margine di certezza, la regione Andina. Tuttora dubbia è l’esatta localizzazione del centro d’origine, che per alcuni è duplice (Perù, Ecuador, Cile) mentre per altri è unico, nei territori delle Ande, nella fascia centrale dell’America meridionale.

73 anni dopo la scoperta dell’America Francisco Pizarro conquista il Perù (1537), regno del popolo Inca, primo coltivatore della patata. Assai presto dopo questa data gli esploratori ed i viaggiatori la conobbero e ne scrissero nei loro resoconti, il più antico dei quali risale al 1536. Presto fu importata in Europa; dapprima in Spagna (1565/1570) e subito dopo in Italia, inviata in omaggio al Papa. Nel 1587 il Pontefice Sisto V (Felice Peretti) la introdusse in Belgio; negli anni successivi fu portata in Austria ed in Germania e, poco più tardi, si diffuse nell’Europa orientale ed in Russia; in Inghilterra arrivò nel 1586 importata direttamente dall’America; nel ‘600 fu diffusa in Scandinavia e da qui negli altri Paesi del Nord. Perciò in poco più di un secolo la patata fu conosciuta nell’intera Europa. E’ però necessario precisare che in quegli anni fu considerata solo come curiosità botanica nonostante alcuni studiosi sul finire del ‘500 ne avessero preconizzato gli impieghi nell’alimentazione umana.

A questo periodo risalgono anche le prime importazioni di mais o granoturco, pomodoro, fagioli, peperone, peperoncino, tacchino etc.. Risale al ‘700 il primo vero tentativo di incrementare nei ns. campi la coltivazione della patata, ma la iniziativa ebbe al momento scarso successo, anche perché i tuberi erano ancora semi-selvatici, piccoli ed alquanto acri di sapore. Furono le carestie succedute alle guerre del XVIII secolo a metterne in luce le doti nutritive ed a diffonderne la coltivazione, dapprima in Inghilterra ed in Irlanda, poi nel resto dell’Europa. In Francia propugnatore di questa coltura fu lo speziale Antoine Augustin Parmentier che sopravissuto all’inedia durante la sua prigionia in Prussia nella guerra dei 7 anni (1756-1763) grazie alle patate, tornato in Patria spese i suoi anni a convincere i proprietari terrieri ad introdurre nella grande coltivazione agraria la preziosa pianta ed a vincere la diffidenza incomprensibile che i contadini avevano verso di essa. Tanto si adoperò in questo senso che riuscì a farla comparire persino sulla mensa del Re di Francia.

In Italia tale compito fu assunto, sul finire del XVIII secolo, dal senatore veneziano conte Vincenzo Dandolo, che arrivò al punto di imporre la coltura della patata con le sue truppe ai contadini che si rifiutavano di accettarla. Superate le diffidenze la patata si diffuse con rapidità ed anzi , in certi Paesi si arrivò ad una irrazionale monocoltura che diede origine a carestie. La più grave fu quella dell’Irlanda che durò dal 1845 al 1847, quando le sue sterminate coltivazioni di patate, sulle quali massimamente si basava l’economia e l’alimentazione degli irlandesi, furono devastate dalla comparsa di uno dei più terribili parassiti di questa solonacea, la peronospora, mettendo il paese in ginocchio. Da allora si è compiuto un grande cammino nella scienza dell’alimentazione.

Il più grande paese consumatore di patate resta l’Europa, mentre i paesi asiatici fanno enorme uso di patate dolci, da noi pochissimo diffuse anche se più nutrienti.

La produzione complessiva di patate supera quella di ogni altra pianta a  parte riso, frumento e mais. Per circa un terzo proviene dall’ex U.R.S.S.; ma i raccolti del resto dell’Europa sono ancora superiori. In Polonia se ne producono oltre 700 kg per abitante all’anno, in Germania circa 350 kg.


LA PATATA IN LIGURIA

In Liguria, come in altre regioni dell’Italia settentrionale, iniziano a diffondersi a fine Settecento, anche se pare che vi fossero state introdotte quasi duecento anni prima; come indirettamente suggerisce, riferendosi alle migrazioni dei Valdesi, lo storico locale tedesco Th. Gumbel.

Accostando a questa notizia una nota scritta prima del 1606 da Vitale Magazzini, sull’introduzione della patata in Italia da parte dei Carmelitani Scalzi, Giovanni Biadene suggerisce l’ipotesi che i nuovi tuberi siano arrivati a Genova intorno al 1585, quando il padre Nicolò Doria, giunto dalla Spagna, fondò il primo convento carmelitano in terra italiana.

Dopo la propaganda fatta attraverso gli “Avvisi”, le iniziative e le pubblicazioni curate dalla Società Patria di Genova (dal 1786) e dalla Società Economica di Chiavari (dal 1791), soprattutto grazie al lavoro di persuasione e istruzione dei contadini condotto da alcuni parroci – primo fra tutti Michele Dondero, di Roccatagliata – a poco a poco le patate entrano fra le consuetudini colturali e nel paesaggio agrario del Genovesato. Le troviamo: nel 1782 a Campi, in Val Polcevera, sulle terre del marchese Cattaneo Pinello, dove si raccolgono anche le cime delle piante per provare a farne tabacco da fumo; nel 1784 sul mercato di Genova, provenienti dall’Inghilterra, vendute a un soldo e 4 denari la libbra (poco più di 300 grammi); nel 1786 a Roccatagliata, in alta Val Fontanabuona; agli inizi degli anni 1790 a Sopra la Croce, a Borgonovo, a Marasco, intorno a Sarzana, a Paravanico (in alta Val Polcevera) e a Marcarolo.


BREVI CENNI SCENTIFICI

La patata è priva di radice principale, ha radici avventizie e riunite a mazzetti che partono dal fusto sotterraneo. Dalla parte del fusto esposto alla luce si originano stoloni orizzontali alla cui estremità si forma il tubero. I suoi frutti sono bacche sferiche, i fiori sono infiorescenze cimose di vari colori, dal bianco al viola rossiccio. La patata è ricca di solanina, un alcaloide velenoso che scompare con la maturazione (totalmente con la cottura). Innumerevoli sono le forme e varietà delle specie.

Si tratta, inoltre, di una pianta rustica, poco esigente quanto a natura del suolo, prospera in climi freschi, anche nebbiosi ed umidi. Sulle Alpi si arriva a coltivarla a 1800m e oltre, in Norvegia giunge sino al 71° di latitudine; ad altitudini maggiori veniva coltivata dal popolo Inca, nelle altissime montagne del Perù, le Ande, dove è la sua origine.




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