IL SANTUARIO DI N.S. DELLE TREFONTANE




Il Santuario di Nostra Signora delle Trefontane ha origini che si perdono nei secoli. Infatti, la storia locale racconta di un miracolo accaduto nel XI secolo grazie all'intercessione di Maria Santissima.

Si narra che agli inizi del 1200 una pastorella sordomuta fu miracolata in seguito all'apparizione inspiegabile e provvidenziale della Madre di Dio.
La giovane cadde in ginocchio e dopo aver pregato insieme alla Madre celeste ottenne un'inspiegabile e immediata guarigione.

Tali elementi hanno portato la Chiesa a decretare il miracolo avvenuto.
Nel punto in cui la Maria Vergine apparve sgorga una fonte d'acqua e da allora all'acqua stessa è stata attribuita una proprietà taumaturgica.
In poche parole si ritiene che l'acqua della fonte sia benedetta e in grado di guarire dai mali fisici.
tre fontane
Le tre fontane
Il culto della Madonna delle Trefontane risale al Medioevo anche se dei precedenti edifici si è persa traccia. E’ però certa l’esistenza sul luogo di una cella monastica con funzioni di ospedale e di assistenza ai viaggiatori, che, arrivando dall’entroterra e attraversando la gola di Sisa, raggiungevano la Val Bisagno e quindi Genova.
Nel Settecento si pensò di costruire un Santuario in onore alla Madonna. Trascorsero gli anni e nel 1914, nel punto in cui sgorga l'acqua, fu realizzato un piccolo altare su cui fu posata una statua della Madonna. La sorgente d'acqua fu incanalata all'interno di un unico condotto suddiviso in tre piccole fontane.
Da allora il Santuario prese il nome di "Santuario di Nostra Signora delle Trefontane".
La precarietà del materiale utilizzato per la realizzazione della chiesa non fu sufficiente a tutelarla dall'azione del tempo. In pochi anni il Santuario divenne un rudere e pareti e tetto caddero rovinosamente. Le ristrettezze economiche dell'epoca non consentirono un'opera di
Santuario
Santuario
restauro e la struttura cadde nel degrado.
Sarebbe rimasta ancora in quelle condizioni se non fosse intervenuto il parroco, Don Mario Canepa. Egli, riunendo i volontari e raccogliendo i fondi presso i fedeli, iniziò i lavori di restauro che durarono oltre vent'anni.
I finanziamenti erano tuttavia appena sufficienti per gli interventi più importanti. Allora si pensò di organizzare in grande stile le sagre della patata e della polenta con il preciso intento di destinare tutto il ricavato all'opera parrocchiale.

I recenti lavori di restauro hanno restituito alla Chiesa le originali forme tardobarocche del 1780, anno della costruzione, con lo splendido gioco dei volumi, raccordati dal fregio continuo e dalle lesene che sorgono a intersecarlo. L’edificio, caratterizzato da tre pseudo cupole, una per ogni campata, è a tre navate precedute da un portico ad archi. La parte conservata della costruzione seicentesca è a ridosso dell’entrata e ospita l’ampia e luminosa cantoria. Al centro del presbiterio si trova l’altare ornato di stucchi, sul quale si trova l’immagine venerata: una piccola statua della Madonna col bimbo, il tutto con ogni probabilità di fattura nordica.

A oggi i lavori vanno avanti, e il santuario è stato dotato di una
cementificio
Veduta del vecchio cementificio
struttura d'accoglienza per ospitare i giovani sottratti da condizioni familiari difficili. Tutto questo grazie al contributo di molti fedeli, alla volontà dei tanti volontari e al ricavato delle sagre.

Il Santuario delle Trefontane, per gli abitanti della Valle Scrivia e della Val Bisagno, è un importante punto di riferimento devozionale e taumaturgico. Le tre fontane, foggiate a testa di angelo, con sopra l’iscrizione latina SITIENTES VENITES AD AQUAS, richiamano devoti che raccolgono l’acqua,
Santuario
ma è specialmente in occasione della festività dell’8 settembre che molti pellegrini si recano al Santuario per partecipare alle funzioni religiose. Molti sono gli ex voto presenti al Santuario, per lo più ispirati ai lavori dei campi. L’endemica povertà della campagna obbligava a rivolgersi ad esecutori poco accorti così negli ex voto di estrazione rurale si riscontra un marcato carattere di ingenuità e semplicità. Nel santuario ve ne sono a tale proposito di illuminanti: boscaioli, raccoglitori di frutta, carrettieri, cacciatori, infermi e loro familiari sono rappresentati con disarmante ingenuità di linguaggio pittorico e descrittivo e come immersi in un clima di fiaba anziché di temuta tragedia.



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